Background
Le malattie cardiovascolari (CVD) rappresentano la principale causa di morbilità e mortalità nei Paesi sviluppati e a livello mondiale (Roth et al., 2021; Timmis et al., 2020). Sebbene la scienza abbia chiarito il decorso naturale di arteriosclerosi, di insufficienza cardiaca e della maggior parte delle CVD,e abbia identificato i fattori di rischio causali, oltre che sviluppato mezzi efficaci di intervento, ci troviamo ancora oggi di fronte a una enorme diffusione di CDV. Stanno emergendo evidenze che collegano l’esposizione precoce ai fattori di rischio a tali malattie. In particolare, alcuni studi hanno dimostrato come l'insorgenza di CVD nell'età adulta sia legata all’esposizione durante l’infanzia a fattori di rischio quali dislipidemia, obesità e fumo di tabacco. Inoltre, è importante sottolineare che l'effetto di questi fattori di rischio a lungo termine si riduce in modo sostanziale se vengono eliminati entro l’età adulta (Raitakari et al., 2022). Secondo i dati dello studio Bogalusa condotto in Louisiana, il sovrappeso durante l’adolescenza è associato a un rischio aumentato di 8,5 volte di sviluppare ipertensione arteriosa, di 2,4 volte per l’ipercolesterolemia e di tre volte per l’aumento delle lipoproteine a bassa densità (Srinivasan et al.).
In Italia, i dati del 2019 del Servizio Sanitario Nazionale evidenziano che il 20,4% dei bambini è in sovrappeso e il 9,4% è obeso (https://www.epicentro.iss.it/okkioallasalute/indagine-2019-dati).
I dati italiani più recenti pubblicati dall’IRCCS (Istituto Auxologico Italiano) mostrano che la prevalenza di obesità e sovrappeso è pari al 18% nei bambini e al 19% negli adolescenti. Sono state inoltre evidenziate differenze geografiche: 34,1% nel Sud, 20% nel Nord-Ovest, 22,4% nel Nord-Est, 23,9% nel Centro e 28,4% nelle Isole. Le regioni con i valori più elevati sono Campania (37,8%), Molise (33,5%), Basilicata (32,4%), Abruzzo e Puglia (31,2%). Si stima che oltre un terzo delle persone con obesità e sovrappeso sviluppata in età infantile e adolescenziale rimarrà tale anche in età adulta.
Molteplici fattori possono contribuire all’obesità, tra cui la predisposizione familiare e i fattori socio-economici.
L’obesità è strettamente legata alla composizione del microbiota intestinale in diversi modi: la dieta modella la composizione del microbiota e, a sua volta, i batteri e i loro metaboliti possono contribuire all’assorbimento dei nutrienti, allo stato infiammatorio e alle abitudini alimentari dell’ospite, anche attraverso l’asse intestino-cervello (Torres-Fuentes et al., 2017). L’esposizione ambientale a microrganismi aerodispersi può influenzare le comunità microbiche che colonizzano l’uomo, soprattutto in età precoce, come dimostrato in modelli sperimentali (Liddicoat et al., 2019). Microbiote differenti possono caratterizzare diversi ambienti interni ed esterni, anche in relazione alla presenza umana, come avviene ad esempio in un’aula scolastica (Rook, 2013; Qian et al., 2012; Lee et al., 2021).
Inoltre, i bambini in sovrappeso e obesi presentano un rischio significativamente più elevato di sviluppare esiti psicologici negativi. Essi sono più esposti a stigmatizzazione, isolamento sociale, bullismo fisico e verbale rispetto ai coetanei normopeso. Queste esperienze hanno un impatto rilevante sul benessere emotivo e possono spesso condurre allo sviluppo di una scarsa immagine corporea e di una bassa autostima (Sanders et al., 2015). Anche i fattori di stress legati all'ambiente familiare sono correlati al sovrappeso e all’obesità infantile. Vivere in famiglie caratterizzate da una carenza di stimolazione cognitiva e di supporto emotivo è associato positivamente al sovrappeso e all’obesità (Garasky et al., 2009). Esistono inoltre evidenze che gli individui in sovrappeso e/o obesi durante l’infanzia presentino un rischio significativamente più elevato di sviluppare comorbidità psicologiche in età adulta (Wardle & Cook, 2005).
La prevenzione dell’obesità infantile, attraverso strategie volte a contrastare scelte alimentari scorrette e comportamenti sedentari, è particolarmente importante nel contesto attuale. Ma non basta. Recentemente è stato messo in evidenza come un approccio multidisicplinare sia più efficace nell'incidere sui fattori che determinano l'obesità in età infantile e nell'adolescenza. L’obesità infantile, infatti, è spesso percepita come un “fallimento” personale sia dai bambini sia dai loro genitori; tuttavia, essa è anche connessa al contesto economico, sanitario, così come al contesto familiare e abitativo, determinato dalla disponibilità di spazi accessibili e/o di opportunità per la socializzazione e il gioco. Non è un caso che negli ultimi anni si è assistito a un aumento del fenomeno dell’obesità soprattutto nelle aree più marginalizzate e nei gruppi sociali più vulnerabili.
Pertanto, l’obesità deve essere inquadrata in un contesto interdisciplinare, non essendo semplicemente legata a cattive abitudini alimentari, ma anche a relazioni sociali povere, isolamento, scarsa assistenza sanitaria, carenza di servizi, opportunità educative e di apprendimento non formale, che operano in integrazione con i percorsi educativi formali della scuola.
In questo quadro interdisciplinare, studi recenti hanno dimostrato l’efficacia della pianificazione urbana e dei progetti urbani nel ridurre l’obesità infantile, in particolare attraverso la promozione dell’attività fisica all’aperto. L’organizzazione spaziale dei servizi e delle aree verdi rappresenta un fattore contestuale che favorisce l’attività fisica, poiché può influenzare, a diversi livelli, l’organizzazione della vita quotidiana di bambini e adolescenti. All’inizio degli anni Novanta, nel Regno Unito, sono stati pubblicati i primi studi che correlavano alimentazione, attività fisica e peso corporeo all’area di residenza (Ellaway & Macintyre, 2000).
I rapporti dell’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS 2016, 2017) forniscono una revisione dei progetti esistenti volti ad aumentare l’attività fisica nelle città, con l’obiettivo di promuoverne l’implementazione. Essi si concentrano inoltre su recenti casi studio di pianificazione urbana per la promozione dell’attività fisica, dimostrando come principi e concetti comuni dell’urbanistica possano essere utilizzati per favorire un incremento dell’attività fisica.
In particolare, l’attività fisica all’aperto dovrebbe essere incoraggiata, poiché è considerata di qualità superiore rispetto a quella svolta in spazi chiusi, anche per la contemporanea produzione di vitamina D da parte dell’organismo, la cui carenza è spesso riscontrata nei pazienti obesi (Zakharova et al., 2019).
L’attività fisica all’aperto può essere promossa in molti modi. Uno di questi può essere la promozione di modalità di spostamento più sane nei percorsi casa-scuola o per raggiungere i servizi di quartiere (Brolli & Tiboni, 2008; Giuliani & Maternini, 2017; Pezzagno, Richiedei, Tiboni, 2021). Queste abitudini sono connesse alla qualità e sicurezza dei percorsi più utilizzati per la mobilità pedonale o ciclabile e al potenziamento della sinergia con il trasporto pubblico (AA.VV., 2017; Pezzagno, Richiedei, Tiboni, 2021). Il risultato può essere una città a misura giovani adolescenti, in cui potersi muoversi autonomamente; una città che riscopra gli spazi di prossimità grazie alla qualità dello spazio pubblico, alla mobilità lenta, agli spazi verdi e per il gioco (Tiboni & Rossetti, 2012). Una città in cui è possibile muoversi in autonomia, stimola le relazioni sociali, aumentando il coinvolgimento di giovani adolescenti nelle attività fisiche (D’Onofrio & Truisani, 2018).
Gli interventi in età prescolare e scolastica offrono promettenti opportunità per stimolare comportamenti salutari e rappresentano una possibile strategia per ridurre il carico delle malattie cardiovascolari in età adulta (Paul et al., 2018; Dobbins et al., 2009). Lo studio controllato randomizzato a cluster FAMILIA (Family-Based Approach in a Minority Community Integrating Systems-Biology for Promotion of Health) ha coinvolto 562 soggetti provenienti da 15 scuole prescolari Head Start di Harlem, New York. Rispetto al gruppo di controllo, la variazione relativa media rispetto al basale del punteggio complessivo KAH è risultata 2,2 volte superiore nel gruppo di intervento, suggerendo che un intervento educativo multidimensionale promosso a scuola possa rappresentare una strategia efficace per instaurare comportamenti salutari nei bambini in età prescolare, coinvolgendo giovani adolescenti di origini e condizioni socio economiche eterogenee.
Per la fascia d'età tra gli 11 e i 14 anni mancano dati relativi a possibili effetti di interventi educativi sul tema della salute, che vengono più spesso promossi nelle scuole primarie.
Attività
Per la fascia d'età tra gli 11 e i 14 anni mancano dati relativi a possibili effetti di interventi educativi interdisciplinari sul tema della salute, che vengono più spesso promossi nelle scuole primarie. Per questo, il Progetto PREVENT TOGETHER si rivolge a giovani adolescenti.
PREVENT TOGETHER offre un percorso laboratoriale, attraverso il quale apprendere alcune competenze e abilità che possono essere messe in campo per sviluppare una propria consapevolezza e una propria autonomia di scelta di stili di vita più sani. Le attività vengono svolte nelle scuole, in modo da coinvolgere anche il corpo docente, e vengono presentate ai caregivers, in modo da informare e creare con questi una alleanza per supportare i prorpi figlie e figlie nelle scelte quotidiane.
Il progetto prevede le seguenti attività:
presentazione del progetto nelle scuole ai giovani e alle giovani adolescenti e al corpo docente;
presentazione del progetto ai care givers e somministrazione di un questionario per la raccolta di informazioni relative alle abitudini alimentari, alle abitudini sull'attività motoria e il fumo, sul percorso casa-scuola e sull’uso degli spazi aperti, nella vita quotidiana dei propri figlie e figlie;
incontri di formazione del corpo docente, relativi alle attività laboratoriali da svolgere in classe, per la messa a punto degli obiettivi e delle modalità di svolgimento del laboratorio;
screening di parametri corporei e raccolta di informazioni, tramite questionari, prima e dopo lo svolgimento delle attività laboratoriali. I questionari sono stati somministrati ai giovani e alla giovani adolescenti, e hanno toccato aspetti psicologico-comportamentali e le conoscenze sulla propria salute e sul proprio corpo, le abitudini alimentari, le abitudini relative all'attività motoria e al fumo, al percorso casa-scuola e all’uso degli spazi aperti nella vita quotidiana;
laboratori nelle scuole, condotti da esperte ed esperti, su temi legati alla dieta sana, all'attività motoria e allo screen time, alla conoscenza di sé e del proprio corpo e alle abitudini al fumo;
analisi dell’efficacia delle azioni messe in campo sulla conoscenza, consapevolezza e autonomia nelle scelte di vita sane, attraverso studi statistici sui dati raccolti attraverso lo screening e i questionari;
presentazione degli esiti del progetto nelle scuole coinvolte, rivolto ai giovani e alle giovani adolescenti, al corpo docente e ai care givers.